I templi del Parco Archeologico sono una testimonianza unica dell’architettura magno-greca, maestosi e di recente restaurati per regalare ai visitatori l’emozione di trovarsi a tu per tu con la Storia.
Paestum, con i suoi iconici templi, è una tappa imperdibile nella provincia di Salerno, localizzata come frazione del comune di Capaccio-Paestum. Abitata dalla Preistoria, quest’area ebbe il suo periodo di massimo splendore e ricchezza come colonia magnogreca, dal 560 a.C. al 440 a.C. circa, con il nome greco di Poseidonia (fu chiamata così in onore del dio del mare, Poseidone). A quest’epoca risalgono la cosiddetta Basilica, il Tempio cosiddetto “di Cerere” e il Tempio cosiddetto “di Nettuno”. Perchè scriviamo “cosiddetto” davanti al nome di queste tre imponenti costruzioni? Perché l’attribuzione di ciascun tempio a una divinità è in alcuni casi controversa e in altri casi il nome che ha reso celebre il tempio è stato assegnato dai primi archeologi…sbagliando! Ecco allora che la Basilica è probabilmente un tempio dedicato alla dea Era – moglie di Zeus e sovrana dell’Olimpo, il “Tempio di Cerere” è in realtà probabilmente dedicato ad Atena – dea della guerra, mentre il più grande dei tre, il “Tempio di Nettuno”, per gli studiosi contemporanei ha ancora attribuzione incerta: potrebbe essere dedicato anch’esso ad Era, oppure a Zeus o ad Apollo.
Divenuta Paistom sotto i Lucani, la città assume il nome di Paestum con la dominazione romana. Il suo periodo di splendore continua anche sotto le nuove dominazioni, e il “carattere greco” non si perderà mai nel tutto. La storia di Paestum proseguirà tra alti e bassi fino all’VII secolo, quando verrà abbandonata definitivamente dai suoi abitanti a causa dell’impaludamento della città: la sua ubicazione – per quanto sembri incredibile – verrà dimenticata per molto tempo, la sua esistenza verrà citata quasi solo dai poeti, fino all’inizio del 1700, quando in alcuni testi descrittivi del Regno di Napoli compaiono alcuni cenni a tre “teatri” o “anfiteatri” nei pressi del fiume Sele. Intorno alla metà del XVII secolo, Carlo di Borbone fece costruire in quella zona una strada – l’attuale SS18 – che attraversando la città tranciò l’anfiteatro in due parti…causando la definitiva riscoperta della città antica. In quel periodo fioriscono i primi rilievi, le incisioni e le stampe che ritraevano i templi, i disegni e schizzi degli ammirati visitatori: tutto questo renderà la riscoperta Paestum una tappa obbligata del Grand Tour – il lungo viaggio nell’Europa continentale intrapreso dai ricchi dell’aristocrazia europea a partire dal XVIII secolo, destinato a perfezionare il loro sapere, che includeva da sempre l’Italia.

